39° Convegno Nazionale Caritas diocesane a Taranto

"Per uno sviluppo umano integrale". Questo il titolo del 39° Convegno Nazionale delle Caritas diocesane che si svolgerà da oggi e fino al 30 marzo a Castellaneta Marina (TA). 

Il Convegno propone una riflessione sui temi dello sviluppo, nelle dimensioni della pastorale, della cultura e dell'operatività concreta, a livello nazionale, europeo e internazionale per orientare il cammino futuro, proprio alla luce delle tematiche e degli orientamenti legati al nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale recentemente istituito da Papa Francesco.

LUNEDÌ 27 MARZO

Si è aperto il 39° Convegno nazionale delle Caritas diocesane che ha come titolo "Per uno sviluppo umano integrale". Da 155 Diocesi sono arrivati oltre 500 tra direttori e operatori di Caritas diocesane e di Caritas Italiana. "Proprio da qui vogliamo ridirci che la Chiesa è carità, e vogliamo dirci che, se ci mettiamo di più in ascolto della Spirito, ci renderemo conto che la convivialità delle differenze cara al nostro amato don Tonino, è consegnata a ciascuno di noi, perché si realizzi. Vogliamo essere Chiesa esperta di umano. Non solo servizi, abbiamo da ricevere e da dare. Il nostro compito è di scandalizzare attraverso la profezia". Così ha detto S.Em. il Card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas Italiana, nel suo saluto ai convegnisti, subito la preghiera di apertura guidata dal Vescovo di Castellaneta, S.E. Mons. Claudio Maniago. Nella sua riflessione il Vescovo di Castellaneta ha sottolineato che oggi "la vita è troppo spesso oppressa e soppressa sull'altare della competizione e della sopraffazione", mentre per Gesù "l'unica grande legge è la misericordia: siate misericordiosi, com'è misericordioso il Padre vostro". "Ridurre le ingiustizie e ricomporre le comunità, superando egoismi ed esasperati individualismi" è invece il compito comune evidenziato nel messaggio che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato al card. Montenegro e ai partecipanti al Convegno, aggiungendo che "la vostra passione sarà di grande aiuto per costruire una società più solida e giusta". Proprio i temi della giustizia, del rispetto dei diritti, della necessità di rimettere la persona al centro sono stati il filo conduttore delle esperienze personali che, grazie all'animazione della sorella Antonella Fraccaro, delle Discepole del Vangelo, hanno presentato Yvan Sagnet, cavaliere della Repubblica Italiana ribellatosi ai caporali e Cosimo Rega, ergastolano con trentotto anni di carcere già scontati, ora attore. Per la mattinata di domani è atteso l'intervento di S.Em. il Card. Peter Turkson, presidente del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e, a seguire, una testimonianza in collegamento da Amadiya, nel Nord Iraq.

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MARTEDÌ 28 MARZO

Per la Chiesa lo sviluppo umano integrale ha alla base la dignità di ogni persona umana. Dunque il vero sviluppo deve essere universale e di tutti e deve comprendere la dimensione materiale ma anche quella spirituale, perseguendo il bene comune secondo il principio di solidarietà, con un'attenzione preferenziale ai più poveri, agli esclusi e ai meno tutelati. Questo ha sottolineato S.Em. il Card. Peter Turkson, presidente del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, nel suo intervento al 39° Convegno delle Caritas diocesane, aggiungendo che la Chiesa non è una ONG assistenziale, come disse papa Francesco nella primissima omelia dopo la sua elezione, ma è dalla fede che nasce l'impegno concreto e la testimonianza. Non si può dunque proporre un umanesimo senza Dio. "Con questa coerenza – ha concluso il cardinale – le Caritas diocesane italiane potranno dare il loro contributo alla grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione (LS 202)".
Una sfida per un cambiamento "che richiede di essere alimentato con la cultura, la spiritualità e l'educazione, affinché possa raggiungere sempre più persone, sempre più le nuove generazioni".
Dopo l'intervento del card. Turkson si è aperta una finestra sul dramma degli sfollati nel Nord Iraq. Con un collegamento da Amadiya, a nord di Erbil, in una regione montagnosa e isolata, il parroco padre Samīr, intervistato da Massimiliano Cochi di TV2000, ha testimoniato l'impegno nell'accoglienza di cristiani e anche di molti yazidi.

MERCOLEDÌ 29 MARZO

La terza giornata di Convegno si è aperta con la celebrazione eucaristica presieduta da S.E. Mons. Luigi Renna, vescovo di Cerignola – Ascoli Satriano.
Dopo la ripresa dei tavoli di lavoro e di confronto, il delegato regionale delle Caritas dell'Umbria, Giorgio Pallucco, ha presentato un testo condiviso con Caritas Italiana e con i delegati di Abruzzo, Marche, Lazio, le altre regioni colpite dal terremoto, che è servito a fare il punto sull'impegno della rete Caritas. "Saper stare e agire in un contento territoriale che si è modificato velocemente e profondamente in tutti suoi aspetti – ha detto il delegato - significa in primis saperlo conoscere, riconoscere e comprendere, per poter ricostruire i rapporti umani e tessere comunità. Le persone sono affaticate, dopo ogni nuovo terremoto bisogna ricominciare da capo, ma come Chiesa continuiamo a essere vicini ai bisogni di tutti".
Le sue parole sono state accompagnate dalla visione di alcuni brevi video realizzati da TV2000, che hanno documentato un impegno fatto di sinergia e condivisione, passo dopo passo, portato avanti dalle delegazioni e dalle Caritas di tutta Italia con l'avvio dei gemellaggi e sostenuto anche dai 25 milioni di euro pervenuti a Caritas Italiana in seguito alla colletta del 18 settembre indetta dalla Cei, di cui 1 milione direttamente dalla stessa Cei dai fondi 8x1000.
Nel pomeriggio i convegnisti, divisi in gruppi, si sono spostati in altrettante località tra Taranto, Brindisi e Bari, per visitare 12 opere segno dell'impegno Caritas sul territorio.
Sono iniziative in favore di donne e minori vittime di tratta, minori stranieri non accompagnati, detenuti in permesso premio e famiglie, detenuti in regime di misure alternative, persone in situazione di indigenza, persone diversamente abili con le rispettive famiglie, tossicodipendenti, richiedenti asilo, genitori separati.
Tutto questo per rafforzare la comune consapevolezza che di fronte alla vastità dei bisogni e dei servizi, non dobbiamo però mai dimenticare la raccomandazione di Benedetto XVI, ripresa poi da Papa Francesco nell'Udienza del 21 aprile 2016 per il 38° Convegno nazionale: «di sapere coltivare al meglio la qualità delle opere che avete saputo inventare. Rendetele, per così dire, "parlanti", preoccupandovi soprattutto della motivazione interiore che le anima, e della qualità della testimonianza che da esse promana. Sono opere che nascono dalla fede. Sono opere di Chiesa, espressione dell'attenzione verso chi fa più fatica. Sono azioni pedagogiche, perché aiutano i più poveri a crescere nella loro dignità, le comunità cristiane a camminare nella sequela di Cristo, la società civile ad assumersi coscientemente i propri obblighi».

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GIOVEDÌ 30 MARZO

L'ultimo giorno di lavoro degli oltre 500 convegnisti riuniti a Castellaneta Marina per il 39° Convegno delle Caritas diocesane. La Tavola rotonda "Voci per uno sviluppo umano integrale, sul territorio", coordinata da Maria Luisa Sgobba, giornalista Mediaset, ha registrato gli interventi di don Antonio Panico, docente alla LUMSA di Sociologia generale e Sociologia del territorio, Pietro Guastamacchia, direttore UIEPE, Ufficio Interdistrettuale Esecuzione Penale Esterna di Bari per la Puglia e la Basilicata; Gabriele Ruggiero, segretario generale della Fondazione di Comunità del Salento ONLUS.
Prima della celebrazione eucaristica conclusiva, presieduta da S.Em. Card.
Francesco Montenegro, presidente di Caritas Italiana, il direttore, don Francesco
Soddu ha presentato una sintesi del confronto in gruppi e gli orientamenti per
un cammino comune. 
In primo luogo il direttore ha sottolineato il metodo scelto: l'ascolto, quale segno
concreto del comune impegno nell'accoglienza inclusiva. Ha poi ricordato le
problematiche affrontate: "dello sfruttamento del lavoro, della disoccupazione, del
degrado ambientale, della disgregazione familiare, ecc.; in una parola quelle
attenzioni connesse con tutto quanto potremmo riassumere all'interno del nostro
impegno per lo sviluppo umano integrale ben sapendo che tale sviluppo non potrebbe mai attuarsi se non si coniugano tra loro le grandi tematiche che sono sempre state oggetto della nostra attenzione pastorale e sociale: giustizia, pace e salvaguardia del creato". Don Soddu ha poi evidenziato che "un muro non può dividere l'amore; i muri che sempre più vengono costruiti nel mondo, anche in Europa, quelli che vengono pianificati, ostentati, minacciati, ci possono separare dai nostri fratelli migranti e da quelli che hanno bisogno di noi, ma non potranno mai fermare la nostra solidarietà". Infine ha indicato la prospettiva di lavoro comune nell'era della complessità e delle crisi: "esserci, abitare con responsabilità il territorio, sperimentare con coraggio nuove forme di carità. Un nuovo approccio dunque che coinvolge tutte le aree del nostro lavoro: la funzione pedagogica, la concreta progettazione sociale, la tutela dei diritti". Conclusioni di don Francesco Soddu 

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