Congo. Paura, fuga, solidarietà. L’impegno di Caritas Italiana

Congo. A oltre un mese dall’occupazione di Goma e Bukavu da parte dei ribelli dell’M23, il Nord e il Sud Kivu restano prigionieri di un’instabilità che non concede tregua. Le strade delle città portano i segni di un conflitto che ha già mietuto oltre 4.000 vittime e ha seminato paura tra la popolazione civile. Le violenze si estendono anche oltre i confini urbani, con combattimenti accesi lungo l’avanzata del gruppo M23. Ciò, nonostante i molteplici appelli al cessate il fuoco, l’ultimo espresso dal presidente congolese Félix Tshisekedi e da quello ruandese Paul Kagame nell’incontro tenutosi il 19 marzo a Doha. L’insicurezza cresce, alimentata dalla proliferazione di armi e dalla presenza di miliziani infiltrati tra i civili. La gente è allo stremo, stanca di tanti anni di guerra. Molti manifestano problemi psicologici e forme di depressione. Gli aiuti umanitari sono ridotti all’osso e per consegnarli bisogna chiedere l’autorizzazione. La Croce Rossa va nelle parrocchie a chiedere sangue per i feriti degli ospedali.

Nel frattempo, la crisi umanitaria si aggrava. Gli sfollati si contano a centinaia di migliaia. Chi fugge cerca riparo nei paesi vicini, soprattutto in Burundi e Uganda, ma molti sono costretti a spostamenti interni continui. I campi profughi di Goma sono stati quasi completamente svuotati dai ribelli, costringendo oltre 580.000 persone a lasciare i rifugi precari per ritornare in villaggi devastati o vagare per accamparsi presso scuole, parrocchie, centri collettivi o in cerca di ospitalità presso altre famiglie a loro volta in condizioni di povertà. Mancano cibo, acqua, cure mediche essenziali. La chiusura delle banche e degli aeroporti, unita all’insicurezza delle strade, ostacola l’arrivo degli aiuti.

L’impegno della rete Caritas

Di fronte a questa tragedia, la Caritas congolese si è mobilitata da subito, nonostante le tante difficoltà, per assistere la popolazione con cibo, acqua, cure mediche. Caritas Italiana ha stanziato 100.000 euro per sostenere un piano di aiuti d’urgenza della Caritas del Congo RD nella diocesi di Bukavu, garantendo distribuzioni alimentari, kit igienico-sanitari e aiuti in denaro per 750 famiglie. Inoltre, ha destinato 20.000 euro a Caritas Burundi, attiva nell’accoglienza dei rifugiati fornendo cibo e beni di prima necessità. L’impegno non si limita all’assistenza materiale: la Chiesa locale e la rete Caritas internazionale continuano a denunciare le violenze, a chiedere l’apertura di corridoi umanitari, la protezione degli sfollati e il rispetto del diritto internazionale, la prevenzione del reclutamento di minori e la messa a disposizione di fondi adeguati per l’aiuto umanitario.

Caritas Italiana si unisce a questi appelli e inoltre chiede che l’Italia si faccia parte attiva affinché si dia seguito alla risoluzione del Parlamento europeo del 13 febbraio 2025 per la sospensione del memorandum sui minerali critici firmato dall’Unione Europea con il Ruanda a febbraio 2024, i finanziamenti al Ruanda nonché l’assistenza militare diretta e indiretta a questo paese.

Il Patto sociale per la pace delle Chiese cristiane

Foto Caritas Goma

In questo scenario disperato e disperante la Conferenza episcopale del Congo (Cenco), insieme ai protestanti della Chiesa di Cristo del Congo hanno lanciato a Natale, un “Patto sociale per la pace e la convivenza nella Repubblica democratica del Congo e nella regione dei Grandi Laghi” e si stanno attivando a livello di società civile e presso le autorità congolesi e dei Paesi limitrofi. Un patto che prevede prima la riconciliazione interna e poi quella regionale. C’è anche una parte scientifica con riflessioni di esperti sulla governance e la pace, da sottoporre alle autorità per gestire meglio l’economia e la politica del Paese e fare in modo che le ricchezze della R.D. Congo – soprattutto i minerali – vadano ai congolesi.

Una guerra senza fine

Jean-Léonard Touadi, esperto di geopolitica africana, ha sottolineato che bisogna “ricordare che non ci sono solo Gaza e l’Ucraina e che i conflitti africani riguardano anche noi, i nostri modelli di consumo e come noi ci proiettiamo verso il resto del mondo. Per capire cosa sta avvenendo in Congo non dobbiamo ignorare, la sua storia, la sua geografia, la sua politica e le sue ricchezze”. Touadi ha enumerato le varie guerre che hanno coinvolto il Congo: la prima nel 1996-1997, la seconda guerra del Kivu dal 2004 al 2009, la terza nel 2009 fino a quella di Goma e Bukavu dei giorni nostri. “Ora è un territorio sconquassato dalla presenza di centinaia di milizie che si impadroniscono di un pezzo di territorio con attori e interessi stranieri (anche multinazionali come Apple ed altre). Le strategie sono regionali e internazionali. Il processo di pace è difficile perché non sono guerre tribali o etniche. Ciò che interessa sono i minerali come il cobalto, il coltan, i diamanti, l’oro”.

La comunità internazionale non può restare a guardare: “Occorre che la voce dei congolesi arrivi al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, affinché si passi dalle parole ai fatti”.